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False patenti e permessi di soggiorno, al processo emergono nuovi dettagli sul recapito dei documenti
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False patenti e permessi di soggiorno, al processo emergono nuovi dettagli sul recapito dei documenti
Redazione·1 min di lettura
“Nel controesame del luogotenente sono stati ricostruiti alcuni passaggi della rete che avrebbe gestito pratiche irregolari per stranieri residenti anche fuori regione.”
Nel processo sul presunto giro di false patenti e documentazione irregolare per il soggiorno, il controesame del luogotenente che ha seguito le indagini ha aggiunto nuovi elementi alla ricostruzione dell’accusa. Al centro dell’udienza, in particolare, il percorso con cui i documenti di guida sarebbero arrivati ai destinatari.
Secondo quanto riferito in aula, le somme di denaro non sarebbero confluite in una cassa comune ma su diverse carte prepagate. Gli investigatori hanno collegato parte del sistema a Vincenza Di Dona, sorella di uno degli imputati, che avrebbe ricevuto a casa raccomandate e documentazione poi inoltrate agli stranieri coinvolti nelle pratiche.
Il procedimento riguarda dieci imputati e un’inchiesta nata dalla segnalazione di un’autoscuola, insospettita dall’uso di un timbro che il titolare non aveva riconosciuto come proprio. Da lì i carabinieri hanno allargato gli accertamenti fino a ricostruire circa duecento casi e un volume d’affari stimato in oltre 250mila euro.
L’impianto accusatorio contesta un sistema capace di produrre sia patenti false sia documenti utilizzati per il rinnovo dei permessi di soggiorno. L’udienza è stata rinviata a settembre per l’ascolto di altri testi della Procura.


