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Tentano di annegarlo per un debito di droga e offrono soldi per ritrattare, no allo sconto di pena per uno…
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Tentano di annegarlo per un debito di droga e offrono soldi per ritrattare, no allo sconto di pena per uno…
Redazione·2 min di lettura
“La Cassazione ha negato il beneficio della continuazione tra sentenze per Emanuele Tornincasa”
La Cassazione ha negato il beneficio della continuazione tra sentenze per Emanuele Tornincasa
La settima sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Vincenzo Siani, si è pronunciata sul ricorso presentato da Emanuele Tornincasa - 30enne,condannato insieme al padre per sequestro di persona a scopo di estorsione con l'aggravante della metodologia mafiosa - avverso l’ordinanza della Corte d’Assise d’Appello di Napoli.
La Corte d’Assise d’Appello di Napoli in funzione di giudice dell’esecuzione, ha disatteso la richiesta presentata da Tornincasa volta all’unificazione sotto il vincolo della continuazione di due sentenze di condanna. Una a 5 anni di reclusione per tentata estorsione in concorso posta in essere a Casal di Principe nel febbraio 2020, l’altra di condanna alla pena di 3 anni di reclusione per intralcio alla giustizia, reato commesso a San Cipriano d’Aversa dal marzo 2020 con condotta perdurante. Emanuele Tornincasa insieme al padre Antonio, Bernardino Crispino,Francesco Frascogna, Nicola Sergio Kader, sono stati ritenuti responsabili dei reati di sequestro di persona a scopo di estorsione ed intralcio alla giustizia aggravati dalla metodologia mafiosa.
In buona sostanza avrebbero cercato di far ritrattare la vittima e sua moglie servendosi di intermediari affiliati al clan dei Casalesi, 'offrendosi' di pagare le spese legali sostenute dalle persone offese oppure versare la somma di mille euro come accordo per ritrattare l'evento delittuoso (sequestro di persona a scopo estorsivo la vittima doveva pagare un debito di droga). Kader avrebbe cercato di convincere la vittima del sequestro di persona e sua moglie a ritrattare le dichiarazioni rese agli organi inquirenti e per essere più convincente cercò di intimorire le parti offese dichiarandosi affiliato al clan dei Casalesi. Avrebbe poi proposto di farsi carico delle spese legali già sostenute e da sostenersi dalle vittime con la richiesta conclusiva di accordarsi sulla ritrattazione per la cifra di mille euro. La vittima, G. B. 40enne di Casal di Principe, venne prelevata il 24 febbraio 2020 all'esterno di un bar del centro di Casal di Principe da Antonio ed Emanuele Tornincasa e condotta in un appartamento a Formia in via della Conca dove ad attenderli c'era un complice che ben conosceva i tre campani e si offrì di farsi da garante di un debito di droga del valore di 30.000 euro contratto dalla stessa vittima nei confronti dei congiunti di Arzano. Un tentativo che non andò a buon fine tant'è che i Tornincasa condussero G. B. a Castel Volturno, in prossimità di un lago, dove gli venne legata una corda al collo alla cui estremità venne posto un sasso con il dichiarato intento di annegarlo. Sotto minaccia armata ottennero la rassicurazione del debito contratto così lo riaccompagnarono a Casal di Principe. Ad attenderli c'erano i carabinieri della compagnia di Casal di Principe che arrestarono Antonio Tornincasa e qualche settimana dopo Emanuele Tornincasa a Cassino, giacché si era reso irreperibile.


