

Tecnologia
Perché navi e aerei usano i nodi? La risposta è affascinante e viene dal passato
·3 min di lettura

Perché navi e aerei usano i nodi? La risposta è affascinante e viene dal passato
Redazione·3 min di lettura
“Un'unità di misura usata quotidianamente in mare e in cielo, con un'origine che pochissimi conoscono. Si tratta dei nodi.”
Un'unità di misura usata quotidianamente in mare e in cielo, con un'origine che pochissimi conoscono. Si tratta dei nodi.
Chiunque abbia mai guardato un film di guerra navale o seguito una regata in televisione avrà sentito la parola "nodi" riferita alla velocità. Un termine che non ha nulla a che fare con la matematica o con la fisica moderna, ma con una corda, un pezzo di legno e una clessidra.
La storia di come si misura la velocità in mare è, a modo suo, una storia di ingegno pratico sopravvissuto a secoli di progresso tecnologico. Prima che esistessero strumenti elettronici, i marinai avevano bisogno di sapere quanto velocemente stesse andando la loro nave per tracciare la rotta e stimare i tempi di navigazione. Il metodo che si affermò era sorprendentemente rudimentale: si calava in acqua una tavola di legno attaccata a una lunga cima, e la si lasciava scivolare in mare mentre la nave avanzava. La cima si srotolava, e lungo di essa erano stati praticati dei nodi a intervalli precisi e regolari. Un marinaio contava quanti nodi scorrevano tra le mani entro un intervallo fisso di tempo, misurato con una piccola clessidra da ventotto secondi. Più nodi passavano, più la nave era veloce. Lo strumento si chiamava solcometro, e il suo principio è rimasto così radicato nel linguaggio marinaresco che ancora oggi la velocità nautica si misura in "nodi". Un nodo corrisponde a un miglio nautico percorso in un'ora, il che equivale a circa 1,85 km/h. Una nave da crociera moderna viaggia attorno ai 20-22 nodi, una portaerei militare può superarne 30, mentre le imbarcazioni da regata più veloci al mondo riescono ad avvicinarsi ai 50. Fin qui tutto ha senso per il mare. Ma perché i nodi vengono usati anche per gli aerei, che con l'oceano non hanno nulla a che fare? La risposta è geometrica.
Il miglio nautico non è un'unità inventata per convenzione, come il chilometro: corrisponde esattamente a un minuto d'arco lungo un meridiano terrestre. In pratica, se si divide la circonferenza terrestre in 360 gradi e ciascun grado in 60 parti uguali, ogni singola parte proiettata sulla superficie del pianeta misura un miglio nautico. Questo legame diretto con la geometria sferica della Terra rende il miglio nautico uno strumento naturale per calcolare rotte e posizioni geografiche, sia in mare che in cielo. Un pilota che vola a 400 nodi sa immediatamente, senza conversioni, quanti minuti d'arco sta coprendo al minuto. I calcoli di navigazione diventano molto più puliti. È per questo che, quando l'aviazione moderna si sviluppò e adottò sistemi di navigazione basati su latitudine e longitudine, prese in prestito dal mare anche l'unità di misura. Non per tradizione sentimentale, ma per pura comodità matematica. Rimane qualcosa di curioso nel fatto che, in un'epoca di GPS e sistemi di navigazione satellitare, il termine "nodo" continui a essere usato esattamente come ai tempi in cui un marinaio contava i nodi di una corda mentre una clessidra di sabbia scorreva. Le unità di misura, una volta radicate, tendono a restare.


