La crisi dei chip è davvero finita? Ecco perché nessuno ne parla più
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La crisi dei chip è davvero finita? Ecco perché nessuno ne parla più

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La carenza di semiconduttori non è finita. Dall'automotive ai data center, il collo di bottiglia si è spostato nel cuore della filiera AI

La carenza di semiconduttori non è finita. Dall'automotive ai data center, il collo di bottiglia si è spostato nel cuore della filiera AI Sembra strano, ma l'industria tech ha smesso di preoccuparsi — almeno in apparenza — della crisi dei semiconduttori. Fino a due anni fa, le liste d'attesa per una scheda video erano un argomento da prima pagina. Le case automobilistiche fermavano le catene di montaggio per mancanza di microcontrollori. I governi varavano leggi d'emergenza, il CHIPS Act americano, il Chips Act europeo, piani da decine di miliardi per rimpatriare la produzione di silicio. Poi, nel corso del 2023, la tempesta sembrava placarsi: le scorte si normalizzavano, i tempi di consegna si accorciavano, e il tema scivolava fuori dai radar del grande pubblico. Ma chi lavora dentro l'industria sa che la crisi non è finita. Si è soltanto trasformata — ed è diventata molto più difficile da raccontare. La crisi dei semiconduttori che aveva destato preoccupazione tra il 2020 e il 2023 sembrava formalmente rientrata: i dati dei settori più colpiti — informatica di consumo, automotive, beni elettronici — segnalavano un graduale ritorno alla normalità. Era una lettura corretta, ma parziale. Quello che stava accadendo, sotto la superficie, era un fenomeno di migrazione della carenza: il collo di bottiglia si spostava dal silicio grezzo verso i segmenti più avanzati della filiera, proprio quelli che l'intelligenza artificiale stava trascinando verso una domanda senza precedenti.