Trump rinomina l'operazione contro l'Iran e aggira il nodo del Congresso
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Trump rinomina l'operazione contro l'Iran e aggira il nodo del Congresso

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La scelta lessicale e formale dell'amministrazione americana viene letta come un modo per prolungare il conflitto senza un nuovo passaggio parlamentare.

Un’operazione militare tira l’altra, soprattutto se cambiarle nome e, almeno formalmente, obiettivi permette di evitare di passare da una temuta approvazione da parte del Congresso. Così nella serata del 5 maggio il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha fornito una dimostrazione concreta della strategia dell’amministrazione Trump per prolungare, sulla carta a tempo indeterminato, il conflitto scatenato insieme a Israele contro l’Iran: “L’operazione Epic Fury è conclusa – ha detto nel corso di una conferenza stampa aggiungendo che il presidente aveva già notificato la decisione a Capitol Hill il 1 maggio – Gli obiettivi sono stati raggiunti”. L’intento è chiaro: far ripartire il conteggio dei 60 giorni entro i quali chiedere l’approvazione del Congresso, come previsto dalla War Powers Resolution. Si passa, almeno stando all’interpretazione della Casa Bianca, da una guerra contro la Repubblica Islamica, nonostante non sia mai stata spacciata come un conflitto d’aggressione, bensì preventivo, a un’operazione esclusivamente difensiva come Project Freedom che ha come obiettivo principale non quello di annientare le capacità missilistiche e il programma nucleare degli ayatollah, ma di garantire il libero transito dei cargo dallo Stretto di Hormuz, bloccato dall’esercito iraniano come ritorsione per gli attacchi subiti.