Il progetto di predominio energetico americano si misura con il rischio Golfo Persico
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Il progetto di predominio energetico americano si misura con il rischio Golfo Persico

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La crisi iraniana mostra quanto i grandi choke point restino centrali per la strategia di Washington su energia e commercio.

Il concetto di “predominio energetico” è uno dei cardini della politica estera ed economica dell’amministrazione Trump. Esso si riferisce non soltanto alla capacità produttiva e di esportazione, ma alla possibilità di controllare infrastrutture e giacimenti, i flussi energetici mondiali e i loro punti nevralgici (i cosiddetti “chokepoint”, come i canali di Suez e Panama e gli stretti di Hormuz, Bab el-Mandeb, Malacca). Non siamo dunque di fronte a una mera politica energetica, ma a una vera e propria strategia geopolitica, come ha scritto Diana Furchtgott-Roth, una delle “menti” dell’amministrazione che hanno elaborato questa dottrina. In patria, tale dottrina ha comportato una rinnovata scommessa su idrocarburi e nucleare, a spese delle energie rinnovabili.